Sotto alla punta dell'iceberg

Gaspare uno studente universitario di 20 anni soffriva di crisi di panico che lo impedivano di entrare nell’aula sovraffollata dell’università insieme agli altri studenti.  Doveva rifugiarsi in bagno e lavarsi il viso con l’acqua fredda e calmare i tremori nelle gambe. L’obiettivo primario era di potere continuare a frequentare l’università come tutti gli altri studenti e laurearsi. Gaspare ha un fisico snello, occhi luminosi, una sensibilità tale che arrossisce facilmente, le mani lunghe e delicate da intellettuale.

Nella prima sessione, emerse un ricordo di lui a 3 anni, che si era perso nel supermercato in un momento in cui la madre era distratta. Lui si perse nei meandri degli scaffali e reparti, senza più trovare la madre e rimase terrorizzato da questi spazi che apparivano enormi per il bambino di 3 anni che era. Alla fine la madre lo ritrovò, ma lui incamerò questa esperienza traumatica. In qualche modo la sensazione di smarrimento provato all’università gli ricordava gli spazi del supermercato dove si era perso.

Dopo la prima seduta, si sentì meglio e riuscì ad entrare nell’aula.  Ma questo era soltanto la punta dell’iceberg. Nelle sessioni successive (altre 3), in cui la memoria traumatica del supermercato fu trattata, emersero altre informazioni molto importanti che necessitarono di altre sessioni.  L’indirizzo universitario era stato deciso per la volontà del padre, militare. In realtà Gaspare avrebbe voluto lavorare subito nell’ambito dell’informatica di cui era appassionato e creare una sua attività propria con un socio, ma non voleva dispiacere a suo padre. Inoltre Gaspare aveva anche una fidanzatina, ma era una relazione molto tiepida, ma non voleva lasciarla per paura di farla soffrire e di essere considerato un debole agli occhi della sua famiglia. 

Queste informazioni misero la pulce nel mio orecchio. Nel corso della sessione successiva, emerse che quando  Gaspare aveva 9 anni, la sorella di 12 anni, lo coinvolse in giochi sessuali esplorativi al punto che Gaspare ne rimase traumatizzato. Da allora, considerò il corpo femminile come una trappola insidiosa e disgustosa. Infatti con la fidanzata, pur sentendo molto affetto per lei,  era bloccato da un punto di vista sessuale. Inoltre il padre, militare, aveva una visione patriarcale e sessista. Per essere un uomo, il figlio doveva dimostrare la sua virilità, doveva essere un duro, doveva studiare,  andare a donne, essere inquadrato in un certo modello.

In realtà Gaspare, quando diventò adolescente si sentì più attratto dai ragazzini  che dalle ragazzine della scuola, un genere di attrazione proibito nei canoni sociali della famiglia in cui viveva e che cercò di negare e di combattere mentalmente.  Le sessioni successive lo aiutarono ad affrontare con la sua famiglia e con la fidanzata il tema della sua omosessualità nascosta e di osare uscire allo scoperto. Parlò anche dell’episodio con la sorella che aveva sentito  come una svolta nel suo indirizzo sessuale.  La notizia fu un fulmine a cielo sereno, ma l’amore prevalse. Gaspare ha lasciato l’università e ha seguito la sua vera natura, si costruito la propria ditta ed è sicuramente più felice sentendosi accettato



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