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Caratteristiche e Strumenti

CARATTERISTICHE E STRUMENTI

 

1. Applicazione pratica immediata e continuativa nel quotidiano degli strumenti acquisiti

La teoria o le tecniche imparate non risultano utili se non vengono immediatamente seguite dalle loro applicazioni pratiche. I nostri allievi fanno sempre esercitazioni con tutoring sui temi affrontati nelle lezioni. Non solo, il lavoro continua dopo la lezione, nella vita di tutti i giorni in cui sono invitati ad applicare nei vari ambiti della loro vita gli strumenti che hanno imparato: nelle relazioni, nel lavoro, e nella vita personale. Solo così essi possono aver un riscontro immediato della loro efficacia in diversi contesti. Questa poliedricità dell’esperienza sedimenta ciò che hanno imparato e dà maggior significato a ciò che fanno. Inoltre possono immediatamente riscontrare dei risultati positivi, il che rafforza la loro fiducia non solo negli strumenti acquisiti ma anche in se stessi. Il ritorno di queste applicazioni pratiche viene supervisionate in modo tale di potere evidenziarne i punti deboli e i punti di forza, sapere come si è sentito l’allievo, chiarire i punti di domanda o dubbi. Questa applicazione continua degli strumenti e della visione del metodo nella loro vita fa sì che l’apprendimento venga assimilato sia a livello inconscio che conscio. Il fatto anche di ricevere una supervisione benevola continua, sostiene e potenzia l’allievo nel suo percorso.

 

2.  Rompere gli schemi del passato per lasciare il posto a nuovi scenari di vita

Nel metodo Ccms il passato viene esaminato per individuare la radice delle esperienze dolorose che tendono a ripetersi. Ma in contemporanea, lavoriamo sul futuro e rafforziamo la possibilità di un cambiamento, di nuovi atteggiamenti che possono portare modifiche ai modelli di comportamento e orientare la persona verso ciò che più desidera e soddisfare i suoi bisogni più profondi. Alcune persone sono prigioniere di un “loop” mentale e sono convinte di non potere cambiare la loro vita. In tale caso, utilizziamo strumenti specifici per rompere il loop,  e portare la persona in uno stato di coscienza espanso,  paragonabile ad una specie di svuotamento piacevole, dove è possibile che riceva nuove informazioni con credenze potenzianti. Questa riprogrammazione che non viene fatta soltanto a livello conscio ma anche inconscio, consente alla persona di creare nuovi futuri, nuovi scenari di vita.

3. L’indicatore del cambiamento è il corpo

Il corpo è il grande assente di tante formazioni. Non è possibile immaginare di cambiare prospettiva, idea o convinzione senza percepirne l’effetto dentro al nostro corpo. Il corpo parla in maniera universale, a prescindere dal luogo di nascita, dalla nostra cultura o religione. Soffriamo tutti per le stesse cose e, alla stessa maniera sperimentiamo tutti la gioia e l’amore. Paradossalmente, viviamo in una cultura molto focalizzata sul corpo e la sua esteriorità, ma non “sentiamo” il corpo né lo ascoltiamo, siamo molto nella mente. Molte persone sono anche dissociate dal loro corpo per non sentire le loro emozioni e si rifugiano nella testa, nel pensare per non sentire. La riconnessione al corpo è il primo pilastro del metodo Ccms ed è costante, perché il corpo è la diretta espressione dell’inconscio. Si impara ad ascoltarlo, a sentire il flusso energetico che si muove o si interrompe al suo interno, a percepire le emozioni come spie dei movimenti interni, a percepire i sintomi come segnali. Altrettanto il nostro corpo è l’indicatore che registra i cambiamenti di prospettiva, il senso di liberazione, il benessere, l’espansione gioiosa, quando il sentire e il pensare sono allineati.  Soprattutto,  per il metodo Ccms, il corpo dice sempre la verità mentre la testa può rispondere altre cose. Si impara quindi a dare retta al sentire del corpo e alle sue reazioni come espressione dell’inconscio. Il respiro è un altro indicatore fondamentale dei movimenti interni e dei cambiamenti energetici. Inoltre si lavora molto sul sistema parasimpatico per riprogrammare credenze e prospettive disfunzionali.

4. La relazione corpo-spirito

Cosa rende la formazione Ccms così diversa rispetto a tante altre? La relazione del Corpo con lo Spirito. Cassa di risonanza delle emozioni e delle sensazioni, il Corpo ci permette di sentire i processi, ovvero ciò che accade dentro di noi quando stiamo in una determinata situazione, favorevole o sfavorevole che sia, ci permette di sentire il flusso impalpabile dell’energia che si muove al suo interno. Lo spirito per Ccms non è né una religione né una scuola filosofica. Lo spirito è l’estensione di ciò che siamo profondamente, è uno stato di connessione a tutto ciò che è e che siamo. È unità tra tutti i livelli del nostro essere, è la nostra dimensione vibratoria più elevata, è connessione ad una dimensione collettiva. Corpo e Spirito possono sembrare due piani molto diversi, perché la religione, la medicina, la psicologia ci hanno abituati a percepirli separati. Questa percezione antitetica è creata dalla mente e dai “programmi” ricevuti e installati sin da quando veniamo al mondo. Cambiando i nostri programmi mentali, è possibile sperimentare corpo e spirito come un continuum: possiamo percepirlo in una maniera più densa e concentrata (il corpo) oppure in maniera più espansa e sottile (lo Spirito). Ma sempre della stessa cosa si tratta: dell’uomo e della sua straordinaria infinitezza.

5. Potenza dell’immaginazione, dei simboli, della metafora, del rituale

Il metodo Ccms utilizza il potenziale dell’emisfero destro del cervello, chiamato anche “cervello silente”, e il suo linguaggio simbolico e metaforico che utilizza soprattutto immagini. Le potenzialità dell’emisfero destro sono poco utilizzate nella nostra società occidentale industrializzata che ha potenziato all’estremo l’uso dell’emisfero sinistro e la razionalità. Perché è così importante rafforzare le funzioni dell’emisfero destro, chiamato anche cervello creativo? Perché è quella parte che esprime la vita dell’inconscio, e in effetti, ce ne accorgiamo attraverso i sogni, le coincidenze, le sincronicità, le intuizioni. Tentare un cambiamento di pensiero solo a livello razionale e verbale non è efficace. Mentre se lo si accompagna da aspetti immaginifici, simbolici o da atti ritualistici, il cambiamento viene percepito anche dall’inconscio. L’uso della metafora è molto potente per sbloccare una persona invischiata nella visione razionale del suo problema. La metafora porta subito sollievo e apre uno spiraglio verso il futuro. Le varie tipologie di visualizzazione che insegniamo hanno anche la funzione di riprogrammare l’inconscio. Durante tutto il percorso, gli allievi eseguono piccoli rituali simbolici che aprono la loro mente al significato profondo delle lezioni. Un vero cambiamento è possibile unendo le potenzialità del cervello destro a quelle del sinistro.

6. La visione unitaria che connette le varie discipline tra di loro

La filosofia del metodo è pluridisciplinare: l’attenzione al corpo, alle emozioni, alla mente e allo spirito non è categorizzata o separata, ma proposta in una visione unitaria in cui ogni aspetto rimanda all’altro. Tutti gli esercizi e lezioni della formazione seguono questa direzione: da qualsiasi punto partano, come i raggi di una ruota essi confluiscono in un unico centro. La nostra vita poggia su un sistema complesso di relazioni. La molteplicità degli approcci impedisce di rimanere in una visione dogmatica e unica, ma porta ad allargare lo sguardo e vedere la relazione e l’interdipendenza tra tutti gli aspetti del nostro essere. Siamo un tutto e funzioniamo come un tutto. Imparare ad unire i puntini è un cardine degli insegnamenti di Ccms 

7. Affinamento costante della Presenza

La presenza è uno stato di coscienza che viene praticato costantemente durante la formazione Ccms. Più che una pratica meditativa in cui si sospende il pensiero e ci si estranea dal corpo, la presenza si afferma piuttosto come un esercizio costante di attenzione profonda, con una visione a 360 gradi, a cui partecipano il corpo e tutti i sensi. È come raggiungere un punto di equilibrio e di pace al nostro interno, uno spazio vuoto/pieno, da cui espandere e amplificare la nostra percezione unitaria della realtà. Nella presenza si annullano giudizio e critica. Essa offre uno spazio onnicomprensivo e incondizionato in cui ogni cosa ha una sua ragione di essere. Questo stato di presenza ci permette di dare un senso più profondo agli eventi della nostra vita, ma soprattutto di uscire da una visione dualistica per ritrovarsi in uno stato di quiete e di equilibrio che ci apre all’ intuizione. La presenza è fondamentale nella relazione di aiuto, ci aiuta a rimanere saldi, radicati nel presente, anche quando le emozioni e la sofferenza dell’altro possono entrare in risonanza con la nostra sensibilità. Lo stato di presenza è una percezione allargata che ci permette di cogliere informazioni subliminali dal campo che si instaura tra noi e gli altri. È una chiave d’accesso verso dimensioni più sottili del nostro essere.

8. Ascolto profondo e apertura del cuore per andare oltre le parole

L’ascolto in Ccms non è mai superficiale o solo mentale, risulta dallo stato di presenza. Lo stato di presenza favorisce un ascolto più sensibile e sensitivo, di cogliere le sfumature sottili che rivelano lo stato interiore della persona anche se questa non ne è consapevole. Questo ascolto profondo è il risultato di una disposizione interiore, spesso supportato da una respirazione nel cuore. Ci permette di ascoltare gli spazi e i silenzi tra le parole, le modulazioni della voce, di percepire l’energia che si ritrae o che espande il corpo della persona che seguiamo. Diventa un ascolto in stato di coscienza espanso.

9. Assaporare il senso di libertà e la gioia di vivere

Lo scopo del Facilitatore Ccms è guidare una persona verso uno stato in cui sperimenta un senso di libertà e di gioia. La gioia e la libertà sono la promessa di un benessere che si raggiunge dopo un graduale lavoro di destrutturazione dei propri condizionamenti e dei giudizi che rivolgiamo a noi stessi. Quindi va ben oltre il benessere fisico. Gioia e libertà sono l’espressione del Ben-Essere. È un po’ come ritornare bambini, ricolmi di energia nuova e di fiducia nella Vita. Anche il percorso di formazione è focalizzato su questa meta. La gioia e la libertà sono il fine, ce ne siamo solo dimenticati.

10. Comprendere quale è il proprio posto nel mondo

Da quando veniamo al mondo, siamo condizionati ad essere bambini modelli, studenti esemplari, cittadini rispettosi delle regole. Vivendo nel recinto, ci  conformiamo ad un’immagine e ad un ordine sociale per sentirci integrati, accettati, amati, per essere guardati bene, per essere premiati, per ottenere dei vantaggi.  Tuttavia questo tipo di omologazione soffoca la parte più viva del nostro essere e ci fa rinunciare a sogni, talenti, all’espressione della nostra unicità. Il nostro genio interiore, il Daimon, è messo a tacere. Uscire dal recinto delle nostre credenze e convinzioni sociali, culturali e religiose, allarga la nostra visuale e arricchisce il nostro mondo interiore, stimola la nostra creatività e risveglia il nostro Daimon. Il metodo Ccms ci fa uscire dal recinto della nostra mente per fare emergere l’essenza di ciò che siamo destinati ad essere, e scoprire il talento che ci rende ognuno unico e prezioso per la collettività. Ognuno ha un proprio posto e ruolo nel mondo che sostengono il mondo intero.

11. Essere per diventare un professionista nella relazione di aiuto

Non possiamo aiutare gli altri a raggiungere un certo stato di coscienza se non abbiamo raggiunto noi stessi. Non possiamo accogliere la sofferenza dell’altro se prima non abbiamo accolto e riconosciuto la nostra. Non possiamo rivelare la luce dell’altro se prima non abbiamo guardato e onorato la nostra stessa luce. Per potere aiutare l’altro, bisogna prima di tutto conoscere se stessi, esplorare i propri funzionamenti, distinguere ciò che funzionale da ciò che è disfunzionale,  connetterci al nostro io più grande, e sentire compassione e amore per l’universalità dell’esperienza umana. L’Essere prima, per poi mettersi al servizio dell’Amore compassionevole.


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